... ci^m^^^^ ■ ' ■- ■ - .^«^a—uu»~ Anno 97 Numero 23 LA STAMPA Oomtnfeft 27 Gennaio 1963 il e nel non voler ammettere per sé la possibilità d'una psicoterapia. Rientrano in questo gruppo ad es. alcuni casi di emicrania, di vomito, di dispepsia, di colite, di asma, d'ipertensione arteriosa, di disfunzioni cardiache, di dolori pseudoreumatici, di reazioni allergiche e di turbe del ricambio. Anche questi pazienti possono trarre giovamento dalla psicoterapia usata da sola od in appoggio a metodi curativi somatici. Praticata empiricamente in tutti i tempi, soltanto recentemente la psicoterapia è assurta alla dignità di metodo scientifico cioè fondato sulla conoscenza della malattìa da curare'e sulla comprensione del procedimento curativo. Perciò essa, che ha già raggiunto uno spettacolare sviluppo in molti paesi europei e d'oltre Atlantico, va riscuotendo anche in Italia, ove la psichiatria clinica vanta una tradizione di valentìa e di serietà, una ere «sente simpatia. Dobbiamo rallegrarci che, per opera di insigni maestri, sia sorta nell'ambito della Società italiana di Psichiatria una Sezione di Psicoterapia medica. La psicoterapia scientifica, pur essendo costituita da tecniche altamente spedato zate, non è fondamentalmente altro che l'applicazione consapevole e sistematica degli abituali procedimenti con cui siamo soliti infiuen zare i nostri simili, mantenendo con essi un contatto che può essere autoritario e direttivo o viceversa permis sìvo e tollerante. Le tecniche psicoterapiche si possono dividere in tre grandi gruppi I metodi del primo gruppo vanno sotto 11 nome di psi coterapia razionale in quan to consistono in misure razionali miranti a migliorare l'ambiente, a stimolare l'in teresse a fornire rilassamen to, svaghi o viceversa lavoro ed occupazione, ad infon darà sicurezza, a persuadere ad una sana filosofia della vita, a diminuire la sensibilità, a rieducare il controllo emotivo. I metodi del secondo gruppo s'imperniano sul meccanismo psicologico della suggestione, che conduce alla realizzazione sub-cosciente d'un'idea o d'un programma formulato senza sforzo volontario cosciente. I metodi del terzo gruppo, i più moderni, sono schiettamente psicoanalitici o di derivazione psicoanalitica. Essi mirano ad un totale riassetto del comportamento mediante la presa di coscienza, non solo intellettiva ma emotiva e più volte ripetuta, cioè con la conoscenza, la chiarificazione, la comprensione delle sue motivazioni inconsce. ' Ai tre gruppi di metodi psicoterapici ora elencati si deve aggiungere ancora la ipnosi, che l'A.M.I.S.I. (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell'Ipnosi), attualmente da me presieduta, s'impegna da anni a far conoscere ai medici italiani. L'ipnosi non è da intendersi come psicoterapia a sé stante, bensì come intervento facilitante, .vero catalizzatore di tutti i procedimenti psicoterapici. Faccio grazia al lettore di ogni esposizione aridamente tecnica ed accenno di sfuggita alla possibilità d'esegui¬ re vari tipi di psicoterapia di gruppo (psicodramma, sociodramma, «club» terapeutico) e di condurre la psicoterapia con l'aiuto di narcotici (narcoterapia e narcoanalisi) o sotto l'influenza di sostanze allucinogene (psicolisi). L'importante è che ogni sofferente di turbe nevrosiche o di malattie somatiche o viscerali diagnosticate come funzionali sappia che può essere beneficato dalla psicoterapia. Sappia che questa, fondata sulla capacità d'immedesimarsi nel proprio simile, è intervento scientifico, impegnativo al massimo per chi lo pratica; Non è diretto solo da un discutibile «intuito psicologico » e non è fatto solo d'amichevoli « colpetti sulle spalle* e di « buone parole » invitanti a « scuotersi > o ad « aver volontà ». Non è mistificazione ma non è neppure panacea universale. E' uno strumento terapeutico che al pari degli altri presidi! medico-chirurgici va usato da mani esperte al momento opportuno nel modo appropriato. Al di là del suo scopo, immediato, il riacquisto della salute, il trattamento psicoterapico può raggiungere il suo culmine supremo: di avviare l'essere umano, liberato dai suoi problemi e conflitti insospettati, dalle sue angosce e dai sensi di colpa inconsci, verso i suoi fini più elevati. Può rendergli possi¬ bile la soluzione dei suoi problemi di produttività vitale e spirituale e schiudergli l'orizzonte verso le alte vette dei valori esistenziali. Dì fronte a questi è necessario il massimo rispetto e la massima umiltà. La psicoterapia, anche nelle sue correnti più moderne, esistenzialistiche, deve proibirsi ogni passo avanti nella sfera personale delle decisioni concrete. Il suo atteggiamento di fronte ai valori deve mantenersi del tutto neutrale. Le basta aver dischiuso al malato il cammino .verso la sua umanità totale. Anche nei casi non risolvibili col solo raggiungimento delle soddisfazioni biologiche o della sicurezza interpersonale avrà svolto appieno il suo compito se avrà condotto l'uomo a quel traguardo di responsabilità, dal quale potrà poi liberamente ed indipendentemente procedere ' lungi dalla vita anonima verso l'unicità di significato della sua esl stenza. prof. Andrea Romero Primario neurologo dell'Ospedale Maurlzlano di Torino 1 & Q ImI TI GUAI DI STAGIONE I pericoli del freddo Nell'inverno i casi di infermità all'albero respiratorio aumentano - Ma anche altri malesseri possono esser provocati dalla bassa temperatura: ad esempio, è avvenuto, in casi fortunatamente rari, che alcuni siano stati colpiti da infarto per esserli recati in montagna senza preparazione - Occorre sempre «abituarsi» ai disagi fisici Nel paesi europei è ora di scena il freddo. Quando la temperatura ambientale scende e si mantiene a valori compresi tra lo zero ed 1 — 20, 11 nostro organismo, se imprudentemente esposto, può correre del rischi. I primi resoconti medici sugli effetti della attuale ondata di freddo indicano, ad esemplo, che in tutti 1 Paesi il numero dei soggetti ospedalizzati ha subito un au- Risultali d'un rmcmntm con vano sulla tiroide La ghiandola che decide la personalità di un uomo La eccessiva funzionalità del piccolo organo, posto alla base del collo, é assai frequente - Da un ipertiroidismo appena accennato, e diagnosticabile oggi con nuovi sistemi, fino alle forme conclamate di Basedow - L'impiego del radiojodio Benna partito preso, di mano in mano che si allarga l'indagine sull'aumento di frequenza di cèrte malattie, all'infuori di quelle prettamente infettive,, sino a vederle assumere un aspetto di patologia sociale, al momento in cui si cerca l'origine di tale notevole incremento è oggi facile imbattersi in un movente ambientale, vuoi come causa principale, vuoi perlomeno come concausa efficiente. Certo è che in moltissimi casi taluni malanni, pur possedendone già i soggetti interessati le premesse per lo sviluppo, GLI OCCHIALI DEL GATTO I dottori Robinson e Voneida hanno iniziato una serie di studi, all'Istituto Tecnologico di Pasadena (Oalifornia), sulla « psicologia » dei felini. Secondo II colore delle lenti applicate, l'animale presenta stranezze di comportamento finora inspiegabili non ai manifesterebbero se ad un dato momento non fossero fomentati da fattori stressanti; che ricorrono quotidianamente nella esagitata vita moderna, per il moltiplicarsi dei motivi di tensione nervosa e dei traumi psichici. Non è nuova da parte nostra, questa asserzione; ma una autorevole conferma è ver -ta in questi giorni da un c vegno di studio sull'iper... oidismo; convegno promosso dall'Università di Roma, dall'Inam e dall'Ordine dei medici. Nella sua brillante relazione il prof. C. Cassano, patologo medico dell'Ateneo, dell'Urbe (che da lungo tempo ha apportato decisivi contributi al chiarimento del problema), non ha esitato, difatti, ad affermare ohe tale malattia, la cui diffusione nelle sue svariate espressioni è divenuta sempre più frequente in questi ultimi decenni, trova in gran parte, fondamento nel ritmo convulso e disordinato del vivere, attuale. B» il rapporto poteva essere solo ammesso in un primo tempo in linea teorica, data l'intima correlazione tra il sistema nervoso e quello delle w ghiandole endocrine, facitrici d'ormoni, cui la tiroide appartiene, e per il fatto che la funzione di questa è controllata da delicate strutture nervose; l'ipotesi è oggi ben giustificata dalla .elevata incidenza di ipertiroidismi nel corso di sconvolgimenti economico-sociali, dalla maggior frequenza nei centri urbani, dalla esistenza di gravi conflitti psichici nei candidati alla malattia; ohe, occorre rammentarlo?, ha un complesso caratteristico di manifestazioni incidenti sulla stessa condotta individuale. Fatto comprensibile quest'ultimo, se si pensa ohe la tiroide viene anche definita la ghiandola della personalità. Nella sua estrinsecazione più palese (qual è il morbo di Basedow) il malanno si esprime con un complesso di sintomi che dalla triade oggettiva degli occhi sporgenti (esoftalmo), del gozzo e del dimagrimento, vanno ai disturbi soggettivi dell'insonnia, della irritabilità, delle palpitazioni e dei tremori. (Facile cardiopalmo, disturbi del ritmo cardiaco, squilibri termici, facili improvvise sudorazioni, disordini digestivi, ecc., entrano nel quadro sintomatologico dell'ipertiroidismo; ma sono i rapidi cambiamenti di umore, l'impulsività, l'irasci¬ bilità che costituiscono gli aspetti più comuni dello stato psichico degli ipertiroidei, accanto ad una attività intellettuale vivace, ma facilmente esauribile). Però, in rapporto al vario eccesso di funzione tiroidea che è all'origine del male, si hanno pure numerosi gradi e diverse varietà di esso, con sintomatologia or più or meno evidente. Differenze possono esservi anche ri- I/interferon ed i virus L'interferon, di cui si è parlato ancora di recente In occasione della malattia che fu fatale al capo laburista Gaitskell, è una sostanza, scoperta daUo scienziato A. Isaacs, di Londra, ad attività antivirale prodotta per reazione da cellule stimolate dalla azione del «virus» au altre cellule vicine. Vi sono alcuni ceppi virali che eccitano più facilmente di altri le cellule a tale produzione Immunitaria. E' probabile che l'interferon cosi formatosi agisca poi Inibendo un processo osaldativo che fornisce la energia necessaria per la sintesi del « virus ». In quanto all'utilità della applicazione pratica di interferon, a parte la difficile sua estrazione attuale in quantità commercialmente sufficiente, è lo stesso Isaacs che ha scritto in questi giorni: .«Pur avendo ottenuto risultati favorevoli, ci vorrà ancora molto tempo prima di trovare la migliore possibilità d'impiego di questa sostanza antivirale nella cura delle iniezioni da "virus" dell'uomo. Sarebbe forse più logico cercare un metodo capace di stimolare la produzione di Interferon nel paziente, e la sua risposta all'azione antivirale». doc. guardo all'età. Nei pazienti anziani facile è l'assenza dei segni oculari e la povertà dei sintomi nervosi; sicché per accertare una diagnosi sospettata è là maggiormente necessario ricorrere a prove di laboratorio. Il gozzo iperfunzionante, in genere non voluminoso, piuttosto liscio nell'età giovanile, prevale di forma nodulare nell'età media ed avanzata. Comunque l'ipertiroidismo è più frequente nell'età adulta e nel sesso femminile. Nella sua genesi, come abbiam det- Il talldomide non cura il cancro Il caso dell'ammalata guarita in Israele è stato esaminato da una commissione di esperti: non si trattava di tumore maligno - Resta il fatto che la droga, imputata di far nascere bimbi deformi, esercita un'azione frenante nello sviluppo di certe cellule - Le ricerche continuano (Nostro servizio particolare) Parigi, 26 gennaio. (I. m.) Cè qualcosa di vero nella notizia che il « talidomide », la droga accusata di provocare la nascita di bimbi deformi, può « uccidere » il cancro? Vediamo i fatti. Nello scorso ottobre un chirurgo inglese, il dott.Rice Edwards di Newport, procedendo ad esperienze sui topi osservò che il talldomide aveva una azione sulle cellule giovani 11 cui sviluppo veniva frenato «forse per qualche sottile modifica d'ella struttura ge netlea cellulare». Poiché le cellule • cancerose sono anch'esse cellule In sviluppa concludeva il doti Rice Edwards — può darai che possano egualmente venir paralizzate dal talldomide. L'ipotesi fu pubblicata dal «British Medicai Journal». Ricerche in. questo .senso furono intraprese da altri medici inglesi. Venne studiato l'effetto prodotto dall'aggiunta di talldomide a leucociti (globuli bianchi) coltivati «in vitro». Da più anni siamo in possesso d'una tecnica che permette di effettuare culture del genere: circa un terzo delle cellule coll, coltivate si trasformano in cellule più grandi, dette «blaati». Ora il talldomide impedì questa trasformazione! Oli autori ne dedussero che la droga esercitava un'azione al livello della cellula. Questa azione cellulare doveva esser confermata dai lavori d'un chimico, Isaac Paatac, lavori che furono presentati all'Accademia delle Scienze dal direttore del Museo di Storia naturale, Roger Helm. Secondo Pastac, prodotti coma l'addo ftialico • la naftllamlna provocano l'arresto dello sviluppo dei germogli vegetali ad un preciso momento della crescita. E concludeva: «Esistono altre sostanze della stessa famiglia che potrebbero avere un effetto nella cura del cancro. Il talldomide — aggiungeva Pastac — possiede un'azione dello stesso ordine e, non essendo tossica, potrebbe venir sperimentata nella lotta contro il cancro ». Cosi è stato fatto, o almeno, cosi si credette. L'esperlmentazlone avvenne in Israele: il caso d'una vecchia di ZichronTaakov che era stata guarita — così si diceva — dal talldomide, «itera che le sue condizioni erano considerate disperate, ha grandemente scosso l'opinione ' pubblica mondiale. Si affermava anche che 11 caso non era unico. • Il ministero della Sanità Pubblica d'Israele incaricò una commissione di esperti di esaminare in qual misura il talldomide era intervenuto nella guarigione delia malata di Zichron. Le conclusioni sono state rese note nei giorni scorsi, negative. « L'idea recentemente diffusasi d'un effetto curativo del talldomide — ha constatato la commissione — è basata su una diagnosi errata. Oli esami, tanto di laboratorio che radiologici, non hanno dimostrato la natura cancerosa del male di cui soffriva la malata apparentemente risanata dal talidomide. I miglioramenti riscontrati in qualche altro caso nel quale il talldomide è stato somministrato sono dovuti unicamente alle virtù tranquillanti .del rimedio». Malgrado questo scacco, tanto più doloroso quanto più rispondente a speranze con' cepite troppo in fretta, resta il fatto che le ricerche serie fatte per conoscere l'efficacia del talidomide in cancerologia hanno dato qualche risultato interessante. E' probabile, come già è stato suggerito, che il talidomide 11 quale è in grado di impedire, nelle culture, la trasformazione delle cellule giovani in cellule adulte, sia un agente an tlmiotlco (blocchi cioè la divisione cellulare, proprietà utilizzate nel trattamento del cancro). Bisogna tuttavia aggiungere che la sua efficacia non sarebbe superiore a quella d'altri agenti antimiotici già conosciuti ed usati. Il talidomi de verrebbe semplicemente ad aggiungersi alle armi di cui già disponiamo per combattere la terribile malattia. E non è un* cosa trascurabile. to, hanno gran peso i fattori emotivi ed importanza non poca la ereditarietà. Assieme al diabete mellito, è fra le malattie delle ghiandole ormonali quella che produce il più ampio danno sociale. E' quindi assai opportuno riconoscerne i casi tempestivamente per evitarne il peggioramento, trattandoli nel modo terapeutico più opportuno, e prevenire le manifestazioni tossiche (tireotossicosi)- che possono assumere andamento grave, e necessitano della asportazione di gran parte della ghiandola tiroide (strumectomla chirurgica) o di una forte distruzione del suo tessuto funzionante, mediante l'impiego del radiojodio. Naturalmente i risultati migliori dell'intervento del bisturi, preceduto da una speciale preparazione medicamentosa, o dell'applicazione del radioisotopo — quest'ultima consigliabile solo in soggetti ultraquarantenni— si hanno nelle forme primitivamente tiroidee; cioè in quelle la cui causa sta sin dall'origine nella tiroide, e non vi è arrivata di rimbalzo da alterazioni funzionali extratiroideei primitive di un'altra ghiandola, la ipofisi. Anche ciò, per l'impostazione del programma terapeutico, motiva la precisazione diagnostica di laboratorio. In un ancor recente passato la prova classica della funzione tiroidea era costituita dalla valutazione del cosiddetto metabolismo basale, che in sostanza controlla il consumo di ossigeno del paziente in condizioni di riposo; un consumo che nell'ipertiroideo risulta notevolmente superiore alla norma. Tale test continua ad avere un certo ruolo; ma meno significativo in confronto alle prove più moderne, e comunque deve essere considerato solo alla luce della sintomatologia clinica. Modesti suoi aumenti non sono per se stessi probativi, soprattutto perché non é difficile trovarli in individui nevrotici. Si dà ora maggior affidamento alla determinazione — quando siano adatte le circostanze — della percentuale dell'iodio proteico contenuto nel plasma sanguigno, a mezzo del quale si misura la concentrazione degli ormoni tiroidei nel sangue. Quando occorre, si può inoltre disporre del più moderno metodo fondato sulla proprietà da parte della tiroide di fissare lo jodio radioattivo e la possibilità di misurare mediante appositi contatori le radiazioni emesse dall'isotopo. L'impiego del radiojodio è stato, d'altronde, di notevole aiuto per il recente perfezionamento delle conoscenze sulla fisiologia stessa della tiroide. Siamo, in conclusione, oggi in grado non soltanto di curare gli ipertiroidismi conclamati; ma anche di accertarne tempestivamente gli stati latenti, larvati, le sfumature, per evitarne gli ulteriori sviluppi con cure medicamentose da un lato e, dall'altro, col. sottrarli il più possibile alle cause emotivamente stressanti. prof. Angelo Viziano Tessera «microchimica» Secondo il prof. Mounier, di Ginevra, in una sua conferènza a Milano, a Palazzo Visconti, è possibile il tentativo di caratterizzare ciascuna persona in base ai dati microchimici dei suoi costituenti fondamentali; per cui si va ventilando la realizzazione di una « tessera microchimica », tale da consentire anche di svelare precocemente gli eventuali deperimenti fisici dovuti a malati ti» incombenti o a tenuità. mento notevolissimo. Nella maggior parte dei casi si tratta di malattie respiratorie acute o di complicazioni di malattie preesistenti (malattie vascolari periferiche, coronaropatie, insufficienza cardiocircolatoria, malattie polmonari croniche) o, più raramente, di incidentali assideramenti o congelamenti. Da questi pericoli possiamo tuttavia salvaguardarci: basterà stare bene attenti ad evitare le occasioni delle prolungate esposizioni al freddo e ad adottare ogni più adeguato mezzo di protezione corporea. Ma vi sono effetti del freddo che possono colpire soggetti apparentemente in buone condizioni di salute e che neppure il più guarnito corredo di maglie, cappotti e calzature può sicuramente evitare. I casi di infarto cardiaco e di danni circolatori cerebrali verificatisi in parecchi soggetti anche giovani mentre, per motivi incidentali o lavorativi o sportivi (ad esempio, in montagna), erano esposti alle più rigide temperature di questo eccezionale Inverno dimostrano che 11 freddo, probabilmente in concorso con altri fattori, può causare, bruscamente ed inaspettatamente, una lesione vascolare di un organo vitale. Queste lesioni si producono quando all'organismo si chiedono sforzi di adattamento superiori alle sue effettive possibilità. Di solito i soggetti - colpiti da queste acute lesioni vascolari hanno affrontato, d'un sol colpo, condizioni di bassissima temperatura ambientale, di forte altitudine e di intenso lavoro muscolare. Occorre una integrità assoluta del nostro apparato circolatorio e una provata qualità di allenamento alla fatica ih condizioni antifisiologiche per superare impunemente tanti fattori di disagio fisico. Ma questo è proprio solo di Individui eccezionali ed eccezionalmente allenati. Sappiamo che l'organismosi adatta al freddo e se ne difende sfruttando le possibilità di compenso e di riserva del suo apparato circolatorio; è noto, ad 'esemplo, che allo stimolo del freddo intenso le arterlole ed 1 capillari dell'intera superficie corporea rispondono con una totalitaria restrizione del loro calibro deviando di conseguenza una buona parte del sangue della circolazione superficiale ai distretti circolatori viscerali profondi. Questa è una risposta finalistica dell'organismo che si protegge dal rischio di una esagerata perdita di calore attraverso la sua superficie cutanea. Ma l'adattamento può non essere perfetto, anche in soggetti apparentemente normali, a causa della ridotta capacità dinamica di alcuni distretti circolatori o perché lo stimolo troppo esagerato del freddo può causare squilibri della pressione arteriosa o alterazioni della viscosità del sangue. Se all'azione del freddo si aggiunge quella della fatica muscolare o della altitudine 11 rischio di un incidente vascolare si accresce poiché allo squilibrio circolatorio si aggiunge l'effetto della « fame di ossigeno » dei tessuti. Il lavoro faticoso prolungato o la prestazione muscolare violenta dello sport in ambiente di rigida temperatura esterna comportano 11 pericolo che'il nostro apparato circolatorio non riesca ad assicurare il rifornimento al tessuti di quantità adeguate di ossigeno. I nostri tessuti più nobili, quale quello cardiaco e cerebrale, sensibilissimi a un improvviso difetto di ossigenazione, possono pagare le spese della nostra Imprudenza. il dottor x Sordità? 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