Ci^MfBféiMSJ^ ■finti Anno 101 Numero 221 LA STAMPA Martedì 19 Settembre 1967 11 CRONACHE DELLA MEDICELA ititi te s ti mo ti innzu di pace interiore Significato della gioia un sentimento «espansivo» Esprime la soddisfazione intima che ciascuno di noi prova nel dare « via libera » alla' propria personalità - E' negata ai nevrosici da inconsci divieti e da sensi di colpa L'affettività del nevrosico, accordata sulla gamma delle emozioni tristi, è ottusa nel registrare quelle gradevoli. Si potrebbe dire che lascia filtrare in tono velato qualche raro piacere, derivante dal fugace godimento di beni particolari, ma è impermeabile alla gioia, sentimento di soddisfazione intima dato dalla libera espansione della propria personalità. Così è preclusa al nevrosico la via verso la felicità, verso quella meravigliosa esperienza affettiva duratura, che riposa sul ben dosato equilibrio tra aspirazioni ed appagamento. Divieti interiori al godimento distruggono in lui l'innocenza del desiderio d'agire secondo il suo reale interesse e d'arricchire in tal modo la propria vita. Sensi di colpa gl'impediscono di rallegrarsi d'un successo che attira sul suo capo una punizione immediata o, stimolando la sua ambizione, mot'.ita la paura d'un futuro fallimento o d'un futuro castigo. La gioia gli appare come un lontano miraggio, come il paradiso perduto a cui anela di ritornare. Quali vie imbocca il nevrosico per salvarsi da questa penosa situazione? Quella di stordirsi con una frenetica corsa ai divertimenti; o di tuffarsi in un'assorbente attività lavorativa senza requie che non gli lasci il tempo di riflettere sulla sua condizione; o d'anestetizzare il suo animo con un atteggiamento cinico e sprezzante; o di rifugiarsi nel suo guscio con una condotta di ritiro'e di rinuncia; o di regredire a livelli infantili di diversivi intellettuali'è'.di soddisfazioni affettive; o infine di rivestire di motivazioni razionali o di giustificazioni morali quei comportamenti a cui è invece costretto dalla sua nevrosi. Ma questi meccanismi difensivi inconsci di rimozione, di spostamento, di formazione reattiva, d'isolamento, di regressione, di razionalizzazione e di moralizzazione non lo conducono alla gioia; possono tutt'al più sopire la sua angoscia ed il senso di colpa e ciò al prezzo della verità psicologica e della libertà intellettuale. Non si può davvero pretendere che riesca il nevrosico dove falliscono molti normali: cioè nell'affrancarsi almeno nel proprio intimo da quelle forze d'oscuramento e d'asservimento che operano nell'attuale società. Ne sono inquinati persino certi metodi psicoterapici a tipo direttivo-autoritario, che non portano alla conquista di se stessi ma solo ad un conformistico adattamento alle norme tradizionali e alle convenzioni sociali. Reprimere è un interven to di forza, d'ordine coercitivo, di polizia spirituale, un atto che recide i rapporti tra 1^'io e la vita indomita e tumultuosa da cui esso scaturisce. L'io si trova sbarrata la via verso la gioia ed avvizzisce privato della linfa vitale. Per farlo rifio rire occorre abbandonare il metodo della repressione e mettersi a contatto con l'inconscio, che non è un mostro da aborrire né un idolo da adorare ma è la somma delle possibilità umane, l'insieme delle infinite versioni della vita, da cui la nostra esistenza effettiva si stacca come una goccia dalle acque dell'oceano. La saggez za non sta nel soffocare queste forze ma nell'individuarle, assorbirle ed integrarle nella personalità e nel realizzarle con giusto equilibrio nella propria attività cosciente. Non si tratta di raccogliersi e crogiolarsi entro un mitico sé ma anzi di proiettarsi nel mondo tra gli uomini, in un pieno impegno di responsabilità. Si conosce bene soltanto chi esce da se stesso. Non ci salva un esame di coscienza né lo studio di ponderosi trattati ma un'attenta lettura del libro segreto del nostro inconscio personale un intendere ed un sentire i moventi irriflessi, spontanei del nostro agire. Chiunque può intraprendere da sé questo faticoso processo purché abbia una certa fi¬ ducia nelle proprie forze e sia disposto a sopportare un po' di dolore. Siamo tutti studenti alla scuola della vita. Ma alcuni, particolarmente i nevrosici, hanno bisogno, oltre che del sincero desiderio d'apprendere e di mutare, anche della guida d'un maestro, cioè d'un trattamento di psicoanalisi. Quando sarà Analmente guarito, il nevrosico avrà imparato che non v'è gioia senza pace interiore e che questa non è statica ma dinamica, non è una placida e comoda beatitudine contemplativa ma uno stato attivo di continua e progressiva conquista. Che cosa dà alla gioia questo timbro di sentimento cosmico^di parteci¬ pazione alla vita dell'universo, di ritorno ad un primitivo stato di felicità perduta? Qualcosa viene veramente . ricuperato nella gioia. Viene ricuperato quel senso d'indissolubile unità che per la prima volta prova il lattante nel suo rapporto originario con la madre, quell'ineffabile esperienza di partecipazione intima modellata a sua volta sulla con' dizione arcaica non àncora psicologica ma puramente biologica del nascituro nel grembo materno. Questo sentimento oceanico di sintonia coi ritmi della vita universale, registrato negli strati basilari e preverbali della disponibilità affettiva umana, conserva per tutta la vita un sapore di grazia e di prodigio. Ma i mezzi per ridestarlo variano secondo il grado di sviluppo dall'infanzia alla piena maturità. Sarà in grado di gustare ancora questo esaltante sentimento nell'età adulta soltanto chi riuscirà a trasferirne il significato profondo in una genuina esperienza' d'amore o in una realizzazione d»'-—~'ori umani a lui congeniali; chi insomma saprà superare l'egoismo racchiuso sia nell'auto-adorazione sia nell'auto-disprezzo. «La porta sulla felicità si apre solo verso l'esterno ». prof. Andrea Romero Primario Neurologo dell'Osp. Mauriziano di Torino Favorire la chirurgia dei vecchi con un adatto ambiente ospedaliero Perché è desiderabile istituire ospedali geriatrie!, dove sia possibile separare dai più giovani i pazienti di età avanzata bisognosi d'un intervento - Fattori psicologici ben precisi da tenere in considerazione Una ragione di più per l'estendersi di ospedali geriatrici razionalmente organizzati scaturisce appena ci si soffermi a considerare certi aspetti psicologici dell'età avanzata. Troppo lungo sarebbe sviluppare il discorso che il motivo ci proporrebbe. Sostiamo soltanto su uno dei tanti lati, il chirurgico. Si sa bene che ad una certa età, per un accumularsi di acciacchi di vario genere, per un moltiplicarsi di occasioni traumatiche e minor resistenza dell'impalcatura ossea, per riverberi funzionali su taluni organi in conseguenza di accidenti su altri di più nobile direttiva, il chirurgo deve o dovrebbe mettere mano al bisturi. Pure è noto che con l'avanzante progresso della chirurgia, non soltanto del puro atto operatorio ma del- I produttori della «talidomide» saranno processati in Germania II dibattito si inizierà fra circa un anno, ad Aquisgrana - Quello della «talidomide » è il più tragico errore nella storia della moderna farmacologia - Nella sola Repubblica di Bonn vi sono stati SOOO bimbi nati con malformazioni Vittima della talidomide, questa bimba svedese di 4 anni, Maria, nata senza gambe e con un braccio atrofizzato, ha ricuperato l'uso del braccio dopo un'operazione eseguita all'ospedale Karolinska di Stoccolma. La bimba, che è stata dotata di gambe artificiali che le permettono di camminare, può og i pettinarsi da sola, come si vede nella foto, senza difficoltà. L'operazione è consistita nell'« innestare » al posto dell'avambraccio mancante una delle costole della bambina Siamo a distanza di anni, ormai, dall'ondata di tragiche conseguenze della talidomide. E, come se potesse servire a qualcosa, oggi si viene a sapere quanto tempo, quanti giudici, quanti testimoni occorrono per processare l'errore — sia pure involontario — di un farmaco. Il Procuratore di Aquisgrana (Germania occidentale) ha annunciato che il processo alla talidomide potrà cominciare tra circa un anno. L'inchiesta, aperta nel 1961, è stata ininterrottamente condotta per cinque lunghi anni, ed ha richiesto la deposizione di innumerevoli testimoni e le perìzie di oltre cento esperti tedeschi e stranieri. Pare che lo svolgimento del processo porterà via almeno un altro anno di tempo. I nove imputati — tecnici e collaboratori della Chemie Gruenenthal di Stolberg, responsabili della formula e della sperimentazione del « Contergan », cioè della disgraziata talidomide (almeno cinquemila casi di malformazioni nella sola Germania Federale) — dovranno rispondere di « lesioni involontarie ». Da un punto di vista legale si ritiene che, se gli accusati saranno riconosciuti colpevoli, potranno trovare ancora aperte diverse vie di appello. Comunque, tenuto conto della lunghezza della procedura civile, si prevede che passeranno degli an¬ ni prima che eventuali domande di risarcimento da parte delle vittime possano essere soddisfatte. Naturalmente, è logico e doveroso che il processo al¬ le responsabilità venga compiuto fino in fondo. Ma a chi, umanamente parlando, darà soddisfazione l'esito del processo? Qui non siamo a Norim- jg j berga, quando sì discusse di crimini di guerra. Qui non c'è delitto,-qui da una parte e dall'altra, c'è solo dolore. E se non è possibile esprimere tutto quello che sì prova per le innocenti vittime — migliaia di bambini e di famiglie nati e piombati nel dolore — è anche tragico pensare a chi, avendo sbagliato, si trova oggi schiacciato più che dal peso di un processo civile, dall'enorme responjsabilità di aver fabbricato tanta sciagura. Nessuno certo potrà mai risarcire, pagare o ripagare Za millesima parte di un errore di questo genere: anche se risultasse che, quest'errore, è nato nel modo più involontario ed imprevedibile ed è stato amplificato dal caso o dalla sfortuna. Nessuno, d'altra parte, potrà mai infierire su chi, avendo posto tanta — anche se forse non abbastanza — cura nello studio e nelle prove di una formula chimica, ha già la condanna di assisterne alle tragiche viventi conseguenze: e di sapere che, nel solo suo paese, di cinquemila casi di malformazioni provocate, più di tremila sono viventi e, in qualche modo attraverso infinite cure, sono riusciti ad arrivare, proprio quest'anno, all'età scolare. L'unica cosa che ci si può augurare, a questo punto — qualunque sia il verdetto di un tribunale — è che processi di questo genere non si debbano ripetere mai più. E che la prudenza che va messa nel trasferire una formula chimica nuova in un farmaco di uso corrente venga, in ogni caso, moltiplicata per 100; e, se non basta, per 1000. il dottor x la preparazione del malato, della assistenza più approfondita dell'organismo nello svolgimento dell'operazione stessa, e di quella ulteriore ad intervento effettuato, si sa — dicevamo — che oggi anche la chirurgia geriatrica presenta minor rischio di pochi anni addietro. Ancora è acquisito che un intervento riparatore eseguito al momento giusto è sovente fonte di un nuovo insperato benessere che, ridonando funzionalità poco prima reputate definitivamente perdute o fortemente minorate, concede ad anziani e persino a veri vecchi prestanza evidente, innescando pertanto nuovi motivi psicologici per una serenità generale. Vorremmo solo ricordare ad esempio, come altra volta dimostrammo, il mirabile recupero fisico e morale che in genere hanno gli anziani operati per ipertrofia prostatica sino ad assumere una nuova giovinezza. Lo hanno testimoniato bene attori, artisti e scrittori, ed anche capitani d'industria e uomini con responsabilità di Stato. Ma — e lì veniamo al movente di questo scritto — ci sono sovente fattori (indesiderabili) che, anche quando gli interventi geriatrlci sono fattibili e meritano anzi esecuzione, la procrastinano sino a respingerla alfine. Se è vero che la normale reazione dell'individuo medio al consiglio di sottoporsi all'intervento chirurgico é" la negatività, per almeno dilazionarlo, è altresì e più - vero che, superata una certa età, il paziente invoca la vecchiaia come motivo non di procrastinazione ma di rifiuto. Ora un esimio chirurgo, che ha vissuto anni in reparti di chirurgia generale ed è passato poi al primariato di un ospedale geriatrico modello, è in grado di spiegare perché una assai alta percentuale di operazioni necessarie in vecchi in genere non sono eseguite nell'ospedale chirurgico generale. In gran parte la colpa risale al paziente psicologicamente frastornato. In un ospedale generico, annota tra l'altro il Maraschio, il chirurgo deve affrontare grandi difficoltà —e sovente senza risultato — per convincere il paziente vecchio, affetto da malattia chirurgica, alla' necessità dell'intervento. C'è chi accampa l'antico detto « la vecchiaia stessa è malattia »; c'è chi teme U suo cuore troppo stanco e in disordine; chi esalta la preoccupazione della pressione alta o il diabete che porta. Vano è dirgli come anche in presenza di tali ipotetiche condizioni, perlopiù negate dagli, esami, si può preparare idoneamente il soggetto all'evento operatorio. Perlopiù, in sostanza, l'atteggiamento psicologico del vecchio che rifiuta l'intervento in base alla propria età si basa su dati profondamente errati. Contributo pesante a tale orientamento negativo è il fatto che il paziente vecchio ricoverato in un reparto di chirurgia generale assieme ai giovani stabilisce inco- RISPOSTE RI LETTORI L'utilità di una visita ai raggi X per il lattante che soffra di vomito Il mio bambino, di un mese e mezzo, vomita quasi dopo ogni pasto. Il pediatra ha consigliato di eseguire un esame radiografico: quale è l'utilità e quale la pericolosità di questo esame? (segue la firma) Le cause organiche e funzionali del vomito del lattante sono assai numerose e spetta solo al clinico il compito della diagnosi. Tuttavia l'indagine radiologica è essenziale per operare una scelta fra le varie diagnosi possibili: e ciò fa pendere la bilancia a favore di tale ricerca, anche considerando gli improbabili pericoli, invero trascurabili nel caso in questione. L'età del bambino, la frequenza e la costante regolarità del vomito sono elementi che fanno sospettare l'esistenza di un ostacolo nel punto di congiunzione fra stomaco e duodeno, cioè a livello pilorico: tale ostacolo può essere di natura funzionale, organica o mista. Nel primo caso si tratta di una malattia « medica », il pilorospasmo: questo è caratterizzato da una contrattura della muscolatura pilorica che stenta a risolversi: quando finalmente lo spasmo cessa ciò non coincide con l'azione» di spremitura gastrica. Per cui quando lo stomaco si contrae per svuotare il contenuto nell'intestino trova, per così dire, la porta chiusa: e solo occasionalmente, quando cioè le due azioni coincidono, si ha il passaggio degli ingesti attraverso il piloro. Poiché ciò avviene, come detto, occasionalmente, la via più facile per la fuoriuscita del contenuto gastrico è quella superiore, da cui il vomito. Nel secondo caso invece esiste un vero e proprio ispessimento del muscolo che forma l'anello pilorico, che riduce irrimediabilmente il lume del viscere fino ad annullarlo. Radiologicamente si evidenzia un piloro filiforme, stirato ed allungato e, in esami successivi, si osserva che il deflusso gastroduodenale (dopo un primo periodo in cui può essere quasi normale) si riduce fino a cessare. In questo caso la terapia è squisitamente chirurgica: mediante un non difficile intervento si « apre » l'anello pilorico ed immediatamente il transito si ristabilisce. L'aspetto radiologico è, in questo caso, tipico e, se l'esame è eseguito in ambiente qualificato, non dà adito a dubbi. Poiché si tratta di indirizzare un bambino al chirurgo allo scopo di non lasciarlo letteralmente morire di fame, è ovvia l'opportunità di informare l'operatore sulla estensione e la conformazione del tratto malformato. Ciò è spesso possìbile clinicamente ed è sempre accertabile con la metodica radiologica; gli eventuali danni legati a questa, anche in caso di esami assai dettagliati corredati da numerosi radiogrammi, sono del tutto trascurabili, poiché la dose erogata per radiografia è dell'ordine dei millesimi di roentgen e quella totale non preoccupante. E comunque l'improbabile possibilità di danno futuro è compensata dalla vitale importanza di un esame correttamente e tempestivamente eseguito, che, quando dimostri l'impellenza di un intervento chirurgico, e ne faciliti l'esecuzione, ci permette, letteralmente, di salvare una vita. prof. G. S. Marchese Primario radiologo Ospedale « Regina Margherita » Torino scienti confronti tra serie non omogenee di soggetti e quindi non confrontabili. E' la vicinanza di letto col giovane proprio ciò che frena e inibisce il paziente nei giorni in cui il suo caso viene studiato. In quei giorni decisivi, circondato da non coetanei, è nelle peggiori condizioni per decidere. Ed è altresì possibile che il chirurgo nel valutare il ricoverato vecchio nell'insieme dei giovani, finisca col considerare controindicazione la vecchiaia in sé. L'esperto aggiunge che, invece, nell'ospedale geriatrico i vecchi sono favorevolmente influenzati dalla serie omogenea in cui sono inseriti ed il chirurgo non può scartare un paziente solo perché è vecchio. Tanto è vero che il novanta per cento dei candidati viene operato. Le controindicazioni sono perlopiù cardiopatie, malattie renali, malattie del sistema nervoso. E ci si consoli che, per testimonianza pure del danese Hansen, anche in pazienti di oltre ottant'anni e persino per gravi operazioni toraciche il rischio operatorio è ora relativamente piccolo, se non ci sono le citate malattie e neppure certi gravi disturbi dell'equilibrio idro-salino nell'organismo o diminuzione delle proteine nel sangue legata questa sovente a erronee consuetudini alimentari di vecchia data. Sia benvenuto, quindi, lo ospedale geriatrico ove la chirurgia in certo qual modo specialistica può servirsi anohe di tanti fattori psicologici, a condizione però che esso sia l'antitesi degli attuali « cronicari » e costituisca effettivamente « l'officina ove si cerca di riparare il maggior numero possibile di vecchi per restituirli alle famiglie ed alla società». prof. Angelo Viziano 1 Quasi ano stato di ebbrezza Stando al volante aumenta la secrezione di adrenalina Roma, 18 settembre. La tensione alla quale viene sottoposto chi guida l'automobile causa un notevole aumento della secrezione di adrenalina che fa « entrare» il soggetto in uno stato di ebbrezza e lo rende prima sicuro di sé e poi aggressivo. Lo afferma, in una relazione che verrà svolta alla XXIV conferenza del traffico di Stresa, il 28 settembre, il direttore del Centro di cibernetica del Centro nazionale delle ricerche (C.N.R.) all'Università di Milano, prof. Ceccato. Si tratta, secondo il prof. Ceccato, di una « falsa sportività », che è accompagnata da un altro fenomeno, quello della tensione, con conseguente aumento di adrenalina nel sangue. Per eliminare o ridurre gli effetti di questo « meccanismo » — afferma il prof. Ceccato — occorre adottare subito un apposito criterio di guida, che consenta di ridurre al minimo la possibilità di cadere preda dell'adrenalina. Come? Facendo in modo, asserisce il prof. Ceccato, di far diminuire la tensione; per esempio convincendosi che la strada è ghiacciata, che l'acqua è alta, che la curva è stretta. «Tanto più — aggiunge il prof. Ceccato — che se la tensione di guida dà ebbrezza, l'attenzione tenuta sospesa è tuttavia fonte di spiacevolezza, e questo porta il guidatore a far presto per por fine alla situazione sgradita ». (Ansa) IL CONSIGLIO DELLA SETTIMANA Il tifo fa ancora parlare di sé « Il tifo non fa più paura» si scrisse qualche lustro fa, appena scopertane la cura antibiotica, specie a base di cloramfenicolo. Ma è sempre insidioso e vale meglio prevenirlo; importante inoltre è che la diagnosi sia fatta senza indugio, che a male inoltrato penderebbero comunque i gravi rischi delle complicanze. Non è anacronistico parlarne oggi, non solo perché il male è estivo-autunnale, ma perché le cronache hanno di questi giorni segnalato episodi nel Meridione per acque « potabili » inquinate, e nel Settentrione per il ritorno da lidi marini di gente che con troppa leggerezza aveva gustato cozze non di coltivazione, bensì raccolte certo in siti ove il mare riceve abbondante rifiuto cloacale. La qual cosa significa che da un lato non ovunque le protezioni sanitarie pubbliche funzionano a dovere, e dall'altro che le misure precauzionali individuali non sono sufficientemente capillarizzate. Guaio è che i colpiti che emigrano nel periodo di incubazione, o i portatori di bacilli del tifo che tuttavia rimangono sani, possono divenire propagatori ignorati del male. Esempi di questi « trasporti » ve n'ha ogni anno. Altro guaio è quando casi sporadici si innestano con iniziali sintomatologie non tipiche veramente fuori stagione (come abbiamo osservato in qualche inverno) nel pieno svolgimento di epidemie influenzali, si da passar confusi in affrettate osservazioni con l'influenza stessa, sino all'esplodere di allarmanti sintomi inconfondibili. Nello scorso anno sono stati diecimila i casi di tifo denunciati nel nostro paese. Certo è consigliabile mantenere sempre viva la vigilanza igienica sulle fonti di infezione, specie in cucina, e quindi nell'escludere o trattare debitamente certe derrate alimentari. Altrettanto comprensibile è la vaccinazione antitifica, attuàbile anche per bocca e sempre consigliabile prima delle vacanze. Poiché essa non ha lunga durata, non vi insistiamo alle porte dell'inverno, all'infuori delle circostanze obbligatorie per legge, se non per quanti anche fuori della stagione classica si recano in regioni calde ove il tifo è endemico e l'igiene generale lascia ancor molto a desiderare, doc. » Una precisazione Un « affezionato » lettore si appella a queste « Cronache» affinché spieghi perché in ima mia nota pubblicata nell'edizione mattutina di lunedì su « Stampa Sera », a proposito del super-Giamburrasca veneziano, dichiarai di scartare innanzitutto la possibilità di identificare le sue imprese (rubar motoscafi, fare scorribande, ecc.) con una di quelle forme di « fuga », riconosciute « equivalenti» epilettici, nelle quali — pure aggiunsi — sovente il soggetto compie atti inconsulti, proprio con mezzi di trasporto rubati. Grazie dell'occasione che mi ha offerto. Il « perché » era contenuto in un capoverso che doveva seguire il mio asserto, ma che per la solita tirannia dello spazio non entrò in pagina. Lo riassumo per non correre altro rischio, dicendo che nelle « fughe », significative « crisi di automatismo ambulatorio », concludentisi in genere qon un sonno profondo, il soggetto non ricorda alcunché di ciò che ha fatto durante uno « stato crepuscolare », cui succede, dunque, l'amnesia; mentre il ragazzo di Venezia pare che abbia sempre conservato buona memoria di quanto ha commesso. a. v. SORDITÀ9 La Robert Bosch di Berlino ha realizzato per i deboli d'udito uno strepitoso ritrovato acustico che permetterà ai deboli di udito di ritornare a sentire le parole ed i suoni dalla direzione naturale da cui provengono. 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