r Lunedì 25 Marzo 1974 4 TORINO CROMCA STAMPA SERA Anno 106 • Numero 70 Il pri apre la campagna sul referendum Spadolini: sì al divorzio no al compromesso storico Convegno ieri al Carignano - L'on. Giorgio La Malfa: "Intendiamo condurre una civile discussione contro ogni deformazione demagogica" - Gli altri interventi Questa sera in Consiglio comunale il piano dei servizi "La città è da rifare,, L'opinione di tre urbanisti - L'arch. Deorsola : "I quartieri controlleranno il nuovo sviluppo" - L'on. Todros (pei) "Incentivare le case economiche popolari" - L'arch. Pratesi (de) : "Nel centro storico svuotamenti di piani terreni e cortili per creare passaggi pedonali protetti" - La necessità di scuole, ospedali e del verde pubblico Convegno del partito repubblicano, ieri, per la preparazione della campagna a favore del divorzio. Al mattino, al teatro Carignano hanno parlato il senatore Giovanni Spadolini, l'onorevole Giorgio La Malfa, figlio del leader repubblicano, il dottor Giulio Picciotti. Al pomeriggio, i lavori sono proseguiti (per i soli quadri del partito), al teatro Gobetti. «E' molto grave — ha detto Giorgio La Malfa aprendo il convegno — che in un momento il "ui le preoccupazioni della maggior parte dei cittadini riguardano il costo della vita, i problemi dell'occupazione, le carenze di servizi pubblici, la vita nazionale debba fermarsi per un lungo periodo. E questo per discutere se abrogare o no una legge approvata dal Parlamento alcuni anni fa e che conferisce ai cittadini un diritto civile riconosciuto in tutti i Paesi democratici (cattolici compresi) da decine di anni». La Malfa junior ha però assicurato che i repubblicani intendono mantenere la loro campagna nell'ambito di una «civile discussione», evitando di «gettare nella campagna temi politici generali che non costituiscono affatto l'oggetto della questione ma solo la sua deformazione demagogica». Il dottor Picciotti ha ricostruito il clima in cui si giunse prima al voto sul divorzio e poi alla indizione del referendum da parte della destra democristiana. Ha quindi parlato il senatore Spadolini. Ha innanzitutto tracciato un confronto tra il primo referendum italiano, quello sulla monarchia o la Repubblica, e quello del 12 maggio prossimo. La consultazione del '46, per Spadolini, «fu una scelta di libertà e di progresso» e vide a favore della Repubblica un vasto schieramento di partiti democratici. Il referendum attuale, invece, «allinea malinconicamente i democristiani ai fascisti, difensori di quel cattolicesimo ateo che è l'unico accettato dalla destra». Riferendosi alle sempre più numerose prese di posizione contro la de da parte dei cattolici italiani, Spadolini ha ricordato «il linguaggio dei vescovi più illuminati e inclini alla libertà di coscienza, come il cardinal Pellegrino, che vivono sino in fondo il dramma dei loro fedeli». Questi credenti, ha ricordato il senatore repubblicano, «non invocano, come Gedda e Lombardi, lo Stato che si erga a carabiniere delle unioni fallite. Non chiedono il marchio di Cesare, il braccio del potere civile per seguire i dettami della loro fede». Rivolgendosi agli attivisti del partito f«la propaganda dovrà essere condotta a porta a porta»; Spadolini ha illustrato tre punti principali per la persuasione. Innanzitutto il fatto che «a nessuno la legge Fortuna impone il divorzio, lo Stato concede una facoltà; non obbliga ad alcunché». Secondo punto: è «illegittimo, come l'hanno confermato ripetute sentenze della Corte Costituzionale, affermare che la legge divorzista viola il Concordato». Ultimo punto di forza della campagna repubblicana: rigettare la visione di chi crede che il referendum divida i laici dai cattolici. Questi ultimi, nei settori più impegnati e preparati, sono schierati con chi dirà «no» all'abrogazione. Spadolini ha anche riconosciuto l'opportunità, a referendum vinto, di introdurre Il sen. Giovanni Spadolini (a destra) con il dott. Picciotti alcune modifiche alla legge attuale per una migliore tutela del coniuge più debole e dei figli. Ha concluso affermando che « solo la conferma della legge divorzista, sca¬ turita dalla logica del centrosinistra, può bloccare il compromesso storico tra democristiani e comunisti ». A suo avviso, la vittoria degli antidivorzisti potrebbe portare all'intesa di vertice da cui scaturisca « la repubblica conciliare o concordataria ». — Un'altra dura presa di posizione contro la Conferenza Episcopale e il suo atteggiamento sul divorzio è venuta in qtiesti giorni dalla sinistra cristiana torinese. In un manifesto preparato da Enrico Peyretti, un prete direttore di alcune riviste cattoliche, si dice che « lo Stato è anche di coloro che non comprendono e non seguono il modello evangelico di fedeltà coniugale. Non ha alcun senso fare valere con la coercizione della legge il valore dell'amore fedele per sempre. Come cristiani non vogliamo fare alcuna battaglia per l'indissolubilità, intesa come concetto giuridico ». Il documento osserva tra l'altro che, con la stessa logica con cui si è chiesto il referendum sul divorzio, i vescovi « dovrebbero esigere con eguale impegno l'abrogazione delle banche. Il Vangelo, infatti, vieta il prestito a interesse ». Si sfidano inoltre i presuli « abrogazionisti » a chiedere che ria tolta dalle leggi dello Stato la possibilità di querelare qualcuno. « Il Vangelo infatti proibisce di vendicarsi e impone il perdono ». La richiesta, naturalmente, è paradossale e intende mostrare « l'assurdità della crociata democristiana ». Il «piano di integrazione dei servizi» dovrebbe essere discusso questa sera in Consiglio comunale. Dopo tanti mesi di esami, polemiche e rinvìi, la variante 17 al piano regolatore della città può ancora subire in giornata gli ultimi « ritocchi ». Sono in programma riunioni che possono concludersi all'ultimo momento con un ennesimo slittamento della discussione. L'amministrazione comunale sembra tuttavia decisa ad affrettare I tempi affinché la delibera, già modificata ed approvata dalla giunta, sia votata anche dal Consiglio e diventi operante. Della variante 17 si è scritto in più occasioni. Ricordiamo brevemente che ha lo scopo di destinare circa 2250 ettari di superficie ai « servizi », cioè a scuole, verde, impianti sportivi, centri sociali e culturali, eccetera. Inoltre, con lo stesso provvedimento, il Comune intende fermare ogni attività edilizia che non rientri nei piani per la costruzione di case economiche e popolari o che non riguardi appunto i « servizi - di interesse collettivo. Il blocco dovrebbe essere superato in un periodo di tempo abbastanza breve. La giunta si impegna a preparare entro pochi mesi altri provvedimenti che per- _ metterebbero di modificare « // volto della città ». Cioè di dare | creta, secondo I principi espressi l'avvio a una politica urbanistica "e"° schema di delibera ». Così che, abbattendo edifici ove occor- afferma l'arch. Mario Deorsola L'architetto Pratesi, l'on. Todros e l'architetto Deorsola: opinioni sulla città del futuro re, risanandone altri, spostando stabilimenti industriali, creando nuovi servizi di quartiere o generali, operi nella città quella trasformazione che da anni si riconosce necessaria, ma che non è mai stata neppure iniziata. Si parla di scadenze fra due e cinque mesi, ma sarà abbastan za difficile rispettarle. • L'oplnlone pubblica e i quartieri sono disposti ad attendere anche due anni, purché abbiano la garanzia che si arrivi davvero alla fase con¬ iati di sinistra), membro del Coordinamento dei comitati di quartiere. A lui e ad altri due esperti di problemi urbanistici (l'ing. Alberto Todios. parlamentare e consigliere comunale del pei, l'arch. Luigi Pratesi, de. presidente dell'Ordine degli architetti di Torino. Asti e Valle d'Aosta) abbiamo posto alcune domande sul futuro della città. « // futuro non può non tener conto del passato », afferma Todros. » Consideriamo la vita della Ieri mattina in via Revello: caseggiato in subbuglio, accorre la polizia Furiosa lite tra 4 donne per il bucato tutte all'ospedale, una perderà l'occhio Un'inquilina faceva scorrere l'acqua, togliendola ai piani superiori - Di qui le proteste, gli insulti e le botte - Una, per difendersi, ha impugnato una mannaia, le altre hanno risposto con scope e bastoni - Sono denunciate per rissa Quattro donne sono rimaste ferite in una furibonda rissa scoppiata ieri mattina in un caseggiato popolare di via Revello 23. Una aveva cominciato a fare il bucato, privando dell'acqua — così, almeno, sostengono i vicini — gli alloggi dei piani superiori. Un'inquilina ha protestato: è stata la scintilla. Ne è nata una lite che ben presto è degenerata: sono volati pugni e schiaffi, poi si è passati alle bastonate. Una delle litiganti è in condizioni preoccupanti: i medici temono che perderà un occhio. Si chiama Domenica Laguteta, ha 34 anni. E' sposata con Mario Nocera, trentatreenne. Ieri mattina si è messa a fare il bucato verso le nove. Dicono i vicini: « Era già successo altre volte: lasciava scorrere l'acqua per ore e ore come se nella casa esistesse solo lei. Cosi facendo, i rubinetti negli alloggi dei piani superiori restav/ano all'asciutto». Verso le dieci un'altra inquilina, Maria Costa Cassone, di 19 anni, ha raggiunto la porta della Laguteta e ha cominciato a battere furiosamente: «Acqua, acqua!» urlava. Domenica Laguteta si è affacciata: «Si può sapere che cosa vuole lei? Non sono lìbera di fare il bucato?». Dopo un iroso scambio di battute, le due donne sono passate alle mani: hanno afferrato alcune scope dal pianerottolo e si sono avventate l'una contro l'altra. Alle urla sono intervenute altre due inquiline, Clelia echi di cronaca L'udito vi preoccupa? 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Sarebbe stata disarmata dal marito stesso. Poco dopo è intervenuta la polizia. Tutte e quattro sono state accompagnate in ospedale. Domenica Laguteta Nocera è stata trattenuta in osservazione al Maria Vittoria. Ha riportato ferite all'occhio destro (pare abbia alcune scaglie conficcate all'interno), fratture al naso, distacco della prima e della seconda falange di un dito, ferite alle braccia e al petto. La prognosi è di un mese. Meno gravi le altre tre: Clelia Proferio guarirà in ot- Dieci sindaci favorevoli all'autostrada per Oulx Tenue presa di posizione di 10 sindaci dell'alta Valle Susa in merito alla costruzione dell'autostrada RivoliOulx. Hanno approvato un documento in cui si dice tra l'altro: « L'autostrada della valle è il naturale completamento di un'opera di collegamento viario a livello europeo qual è il traforo del Fréjus. Invitiamo perciò la Regione Piemonte, la Provincia, le autorità ed i parlamentari piemontesi, con la Società concessionaria, a promuovere ogni azione al fine di permettere la tempestiva apertura del traforo del Fréjus e la costruzione della relativa autostrada ». to giorni per ferite alla testa e alle braccia; Marina Cassone in 5 per contusioni; Carmela Mastrogiacomo in otto per contusioni alle braccia. Sono state denunciate tutte per rissa. Eletti i delegati al congresso del pli L'assemblea provinciale del partito liberale ha eletto i delegati al Congresso nazionale del pli, che si ter¬ rà a Roma dal 18 al 23 aprile. La maggioranza è andata a «Libertà nuova», la sce alla linea Malagodi-Bignardi. Nel documento presentato viene ribadita la ne- corrente guidata da Brosio, j cessità che « il pli contrasti Alpino, Catella, Rossotto, i con durezza il governo di Bava e Gavazzi, con 20 de- ! centro-sinistra e l'inserimen- legati. « Rinnovamento », cui leaders nazionali sono i torinesi Zanoni' e Altissimo, ha ottenuto G delegati; 4 i rappresentanti di « Riscossa liberale», che fa capo a Lanternio c Sogno. Il gruppo di maggioranza dei liberali torinesi aderi¬ to dei comunisti ». Al termine dell'assemblea sono stati anche eletti i nuovi membri del direttivo provinciale, con risultati uguali. Alla prossima riunione del nuovo direttivo si prevede la riconferma di Vincenti a segretario provinciale. città a partire dal 1945: lino al '54 c'è stata la tase della ricostruzione per sanare le piaghe della guerra • Dal '55 al '70 — secondo Pratesi — Torino, come e più di altre città industriali, ha subito i processi di immigrazione e di inurbamento, con crescita di popolazione troppo rapida, incontrollata e non garantita da interventi paralleli nella predisposizione dei servizi sociali e delle abitazioni. La violenza della domanda di case ha favorito la costruzione "spontanea" In Torino e nella prima cintura: il costo dei terreni è aumentato sempre più velocemente dall'originario valore agricolo, favorendo la speculazione e tacendo salire gli aflitti più in fretta di quanto non salissero in concreto le nuove condizioni di benessere ». Riequilibrio della popolazione, affitti proporzionati ai salari, abitazioni decorose per tutti sono quindi i presupposti irrinunciabili per qualsiasi « nuova » politica urbanistica e sociale. Il meccanismo della speculazione edilizia deve essere interrotto — e i tre esperti concordano su questo punto — mediante la diminuzione del costo del suolo di costruzione (a livelli non troppo lontani dal valore agricolo) e mediante il riconoscimento di un equo profitto all'imprenditore edile, che non sia però legato ai valori speculativi delle aree. Ma quale sarà il « volto nuovo ■> della città? Secondo Todros gli aspetti essenziali dovranno essere: una casa a basso costo per tutti, quindi incentivazione dell'edilizia economica e popolare, e il trasferimento di alcune industrie vecchie, nocive o moleste. - Vogliamo evitare una selezione degli abitanti, mantenere l'equilibrio delle componenti sociali: lasciare nel tessuto urbano le attività produttive piccole e medie più vitali, e trasferire le altre senza scaricarle sulla cintura e senza acuire la congestione del polo esistente ». Una comunità Per l'arch. Deorsola, « Torino deve tornare ad essere una città umana, dove la comunità riprenda il suo vero significato, dove la gente reimpari a riconoscersi, a frequentarsi, dove i bambini e gli anziani trovino il loro giusto " habitat ", dove l'ammalato trovi un letto all'ospedale, dove prevalga la fraternità •. L'arch. Pratesi trasforma i principi enunciati dai colleghi in un esempio. « Consideriamo la zona di Vanchiglia, compresa tra corso Regina Margherita, corso San Maurizio e il Po. Attualmente ha una chiesa e una scuola. La densità della popolazione è elevata, ma è un quartiere piatto, privo di vivacità urbana, di centri di interesse. Praticamente è privo di servizi pubblici. Per trasformarlo si potrebbero abbattere delle costruzioni in punti strategici, dove la gente può conlluire più facilmente, e costruirvi centri di servizi sociali: centri civici (servizi muncipall decentrati), biblioteche, sale di riunioni, centri commerciali eccetera. Oltre naturalmente a una rete diltusa di servizi tipicamente di quartiere: asili nido scuole e verde attrezzato ». Nelle aree più densamente fab- Protesta per i lebbrosi segregati Intervista al Gradenigo con Ildebrando Crespi, che da 10 anni si batte per la causa degli ammalati - In Italia sono 574, trattati come nel Medio Evo - "Se nessuno farà qualcosa li porterò al ristorante con me" bricate (e il discorso si può allargare al centro storico) gli interventi possono spingersi allo svuotamento dei piani-terreni e dei cortili, per creare una sequenza di percorsi pedonali protetti. • Nel borgo Vanchiglia — interviene l'architetto Deorsola — i percorsi pedonali possono raggiungere la lascia lungo il fiume Po, con una riqualificazione delle sponde. In particolare si potrebbe costruire una passerella per pedoni e ciclisti fino al parco Michelotti, ampliando i confini del borgo e facilitando gli scambi fra quartiere e auartiere ». Un discorso di questo genere (demolizioni, svuotamenti, sistemi di centri in comune, eccetera) è veramente realizzabile o non rasenta l'utopia? » L'utopia è la condizione necessaria per operare ed è la pietra di paragone su cui si cimenta la realtà. Al di là della doverosa risposta di lede, non vedo grandi Impedimenti a progetti già largamente sperimentati all'estero con diverse tecniche e con diversi regimi giuridici », afferma l'arch. Pratesi. Anche l'architetto Deorsola è ottimista e pone gran parte della sua fiducia sul vigile e partecipato controllo dei quartieri, organismi che assumeranno un ruolo fondamentale nelle scelte dell'assetto della nuova città. » Tutti I cittadini possono contribuire a questo processo evolutivo, vagliando e verificando le proposte dell'amministrazione e proponendo gli interventi secondo le esigenze del singoli quartieri. Il cittadino in questo modo ha l'Impressione di essere un protagonista attivo, e non passivo, per la crescita del bene comune ». Nuovo equilibrio Todros sottolinea II ruolo di Torino, « non come un grande centro privilegiato rispetto a una cintura-dormitorio, ma come "parte" dell'area metropolitana con un suo equilibrio a livello di servizi e infrastrutture ». La nuova Torino sarà industriale, residenziale o terziarizzata? E' indubbio che occorre trovare una sintesi equilibrata fra le tre destinazioni: lo sviluppo industriale ha raggiunto un evidente grado di saturazione: la residenza può aumentare in modo molto limitato ed ha bisogno soprattutto di interventi di risanamento per le case- malsane e- di abitazioni economiche e popolari: la terziarizzazione, cioè la prevalenza di attività commerciali, direzionali (uffici pubblici e privati) e connesse ai servizi pubblici (istruzione, sanità, trasporti eccetera), è vista come un pretesto per l'espulsione sociale del ceti meno abbienti. In realtà II fattore terziario fa già parte della vita della città, ma anch'esso è cresciuto disordinatamente e a rimorchio dell'espansione urbana. Per ora l'attenzione rimane rivolta al provvedimenti di ■ rimedio », di cui il piano dei servizi è un esemplo. Carla Fontana □ SINO AL 30 MARZO IN OMAGGIO LA SPECIALE ANTENNA SVIZZERA A COLORO CHE CAMBIANO IL VECCHIO TV CHE VALUTIAMO ANCORA SINO A L. 60.000 a scalare sui modelli DELUXE 24" ELETTRONICI SUI TV COLOR DEFALCHIAMO L. 100.000 A COLORI I PROGRAMMI DELLA TV SVIZZERA ! 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E' ricoverato in un ospedale di Torino per una banale caduta. «Le mie conferenze adesso dovranno attendere. Dovrò rimandare anche l'appuntamento con il cardinale Pellegrino che tanto ci ha aiutato. Anche i miei poveri malati dell'ospedale del Cheracala in India dovranno aspettare». Parla steso sul lettino di una camera a pagamento dell'Ospedale Gradenigo. Ha uno sguardo attento, acutissimo. Al collo un grosso crocifisso miniato d'argento: «Un dono di una confraternita di frati canadesi». Spiega: «Da anni giro il mondo. Dall'India al Madagascar, al Vietnam, Etiopia, Brasile. Mi occupo del reinserimento nella società di questi malati — dice con rabbia —. Mi batto per infrangere i pregiudizi su questo morbo, che non è più contagioso di tanti altri, a volte è come combattere con i mulini a vento. Lebbra è un nome tabù. Più fra noi che tra le popolazioni "incivili". In Italia, poi, il morbo di Hansen met¬ te il terrore. Non è cambiato molto dai tempi del Medio Evo. Anche oggi, i malati sono isolati, emarginati e non riescono più a reinserirsi nella società». Ildebrando Crespi, spiega che in Italia i malati di lebbra accertati, secondo i dati del ministero della Sanità, sono 574, ricoverati nei reparti hanseniani dì Genova, Cagliari, Gioia del Colle in Puglia, Messina e Roma. «Sono bambini, coppie giovani, anziani. Vivono come ergastolani. Al di là delle cure specifiche non hanno altra assistenza. Un giovane ad esempio, ha urlato tutta una notte per un ascesso a un dente. I medici si sono rifiutati di entrare per la cura. E' assurdo, continua. Sono venuto anche per questo, per cercare di evitare ia reclusione ai "miei" malati ». Ildebrando Wladimiro Crespi cerca di fare capire in tutti i modi che la lebbra è una malattia curabile, come le altre. «A Cherocunno, nel lebbrosario da me diretto, abbiamo avuto buoni successi con il talidomide. Proprio quello tanto incriminato. Questo medicinale interrompe il procedere del bacillo. Non lo distrugge completamente ma lo immobilizza. In Germania fabbricano talidomide esclusivamente per noi. Ovviamente non si chiama più così ma in un altro modo. Non dico che in Italia si possa arrivare a tanta spregiudicatezza. Ma prendere in considerazione il bacillo di Hansen si può e si deve. E' assolutamente inaccettabile che malati siano co stretti a vivere in una prigio ne bianca perché la gente e gli organi competenti si disinteressano di loro in modo totale. Comunque sono pronto a sfidare le autorità. Se entro il 31 marzo i medici si rifiuteranno ancora di entrare nel reparto hanseniano di Genova, per curare i malati, farò una dimostrazione. Sono già d'accordo con i ricoverati. Li porterò nel migliore ristorante della città a spese mie e poi andremo a dormire al Grand Hotel. Si deve pur comprendere che non sono bestie da fuggire perché pericolose». 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Al mattino, al teatro Carignano hanno parlato il senatore Giovanni Spadolini, l'onorevole Giorgio La Malfa, figlio del leader repubblicano, il dottor Giulio Picciotti. Al pomeriggio, i lavori sono proseguiti (per i soli quadri del partito), al teatro Gobetti. «E' molto grave — ha detto Giorgio La Malfa aprendo il convegno — che in un momento il "ui le preoccupazioni della maggior parte dei cittadini riguardano il costo della vita, i problemi dell'occupazione, le carenze di servizi pubblici, la vita nazionale debba fermarsi per un lungo periodo. E questo per discutere se abrogare o no una legge approvata dal Parlamento alcuni anni fa e che conferisce ai cittadini un diritto civile riconosciuto in tutti i Paesi democratici (cattolici compresi) da decine di anni». La Malfa junior ha però assicurato che i repubblicani intendono mantenere la loro campagna nell'ambito di una «civile discussione», evitando di «gettare nella campagna temi politici generali che non costituiscono affatto l'oggetto della questione ma solo la sua deformazione demagogica». Il dottor Picciotti ha ricostruito il clima in cui si giunse prima al voto sul divorzio e poi alla indizione del referendum da parte della destra democristiana. Ha quindi parlato il senatore Spadolini. Ha innanzitutto tracciato un confronto tra il primo referendum italiano, quello sulla monarchia o la Repubblica, e quello del 12 maggio prossimo. La consultazione del '46, per Spadolini, «fu una scelta di libertà e di progresso» e vide a favore della Repubblica un vasto schieramento di partiti democratici. Il referendum attuale, invece, «allinea malinconicamente i democristiani ai fascisti, difensori di quel cattolicesimo ateo che è l'unico accettato dalla destra». Riferendosi alle sempre più numerose prese di posizione contro la de da parte dei cattolici italiani, Spadolini ha ricordato «il linguaggio dei vescovi più illuminati e inclini alla libertà di coscienza, come il cardinal Pellegrino, che vivono sino in fondo il dramma dei loro fedeli». Questi credenti, ha ricordato il senatore repubblicano, «non invocano, come Gedda e Lombardi, lo Stato che si erga a carabiniere delle unioni fallite. Non chiedono il marchio di Cesare, il braccio del potere civile per seguire i dettami della loro fede». Rivolgendosi agli attivisti del partito f«la propaganda dovrà essere condotta a porta a porta»; Spadolini ha illustrato tre punti principali per la persuasione. Innanzitutto il fatto che «a nessuno la legge Fortuna impone il divorzio, lo Stato concede una facoltà; non obbliga ad alcunché». Secondo punto: è «illegittimo, come l'hanno confermato ripetute sentenze della Corte Costituzionale, affermare che la legge divorzista viola il Concordato». Ultimo punto di forza della campagna repubblicana: rigettare la visione di chi crede che il referendum divida i laici dai cattolici. Questi ultimi, nei settori più impegnati e preparati, sono schierati con chi dirà «no» all'abrogazione. Spadolini ha anche riconosciuto l'opportunità, a referendum vinto, di introdurre Il sen. Giovanni Spadolini (a destra) con il dott. Picciotti alcune modifiche alla legge attuale per una migliore tutela del coniuge più debole e dei figli. Ha concluso affermando che « solo la conferma della legge divorzista, sca¬ turita dalla logica del centrosinistra, può bloccare il compromesso storico tra democristiani e comunisti ». A suo avviso, la vittoria degli antidivorzisti potrebbe portare all'intesa di vertice da cui scaturisca « la repubblica conciliare o concordataria ». — Un'altra dura presa di posizione contro la Conferenza Episcopale e il suo atteggiamento sul divorzio è venuta in qtiesti giorni dalla sinistra cristiana torinese. In un manifesto preparato da Enrico Peyretti, un prete direttore di alcune riviste cattoliche, si dice che « lo Stato è anche di coloro che non comprendono e non seguono il modello evangelico di fedeltà coniugale. Non ha alcun senso fare valere con la coercizione della legge il valore dell'amore fedele per sempre. Come cristiani non vogliamo fare alcuna battaglia per l'indissolubilità, intesa come concetto giuridico ». Il documento osserva tra l'altro che, con la stessa logica con cui si è chiesto il referendum sul divorzio, i vescovi « dovrebbero esigere con eguale impegno l'abrogazione delle banche. Il Vangelo, infatti, vieta il prestito a interesse ». Si sfidano inoltre i presuli « abrogazionisti » a chiedere che ria tolta dalle leggi dello Stato la possibilità di querelare qualcuno. « Il Vangelo infatti proibisce di vendicarsi e impone il perdono ». La richiesta, naturalmente, è paradossale e intende mostrare « l'assurdità della crociata democristiana ». Il «piano di integrazione dei servizi» dovrebbe essere discusso questa sera in Consiglio comunale. Dopo tanti mesi di esami, polemiche e rinvìi, la variante 17 al piano regolatore della città può ancora subire in giornata gli ultimi « ritocchi ». Sono in programma riunioni che possono concludersi all'ultimo momento con un ennesimo slittamento della discussione. L'amministrazione comunale sembra tuttavia decisa ad affrettare I tempi affinché la delibera, già modificata ed approvata dalla giunta, sia votata anche dal Consiglio e diventi operante. Della variante 17 si è scritto in più occasioni. Ricordiamo brevemente che ha lo scopo di destinare circa 2250 ettari di superficie ai « servizi », cioè a scuole, verde, impianti sportivi, centri sociali e culturali, eccetera. Inoltre, con lo stesso provvedimento, il Comune intende fermare ogni attività edilizia che non rientri nei piani per la costruzione di case economiche e popolari o che non riguardi appunto i « servizi - di interesse collettivo. Il blocco dovrebbe essere superato in un periodo di tempo abbastanza breve. La giunta si impegna a preparare entro pochi mesi altri provvedimenti che per- _ metterebbero di modificare « // volto della città ». Cioè di dare | creta, secondo I principi espressi l'avvio a una politica urbanistica "e"° schema di delibera ». Così che, abbattendo edifici ove occor- afferma l'arch. Mario Deorsola L'architetto Pratesi, l'on. Todros e l'architetto Deorsola: opinioni sulla città del futuro re, risanandone altri, spostando stabilimenti industriali, creando nuovi servizi di quartiere o generali, operi nella città quella trasformazione che da anni si riconosce necessaria, ma che non è mai stata neppure iniziata. Si parla di scadenze fra due e cinque mesi, ma sarà abbastan za difficile rispettarle. • L'oplnlone pubblica e i quartieri sono disposti ad attendere anche due anni, purché abbiano la garanzia che si arrivi davvero alla fase con¬ iati di sinistra), membro del Coordinamento dei comitati di quartiere. A lui e ad altri due esperti di problemi urbanistici (l'ing. Alberto Todios. parlamentare e consigliere comunale del pei, l'arch. Luigi Pratesi, de. presidente dell'Ordine degli architetti di Torino. Asti e Valle d'Aosta) abbiamo posto alcune domande sul futuro della città. « // futuro non può non tener conto del passato », afferma Todros. » Consideriamo la vita della Ieri mattina in via Revello: caseggiato in subbuglio, accorre la polizia Furiosa lite tra 4 donne per il bucato tutte all'ospedale, una perderà l'occhio Un'inquilina faceva scorrere l'acqua, togliendola ai piani superiori - Di qui le proteste, gli insulti e le botte - Una, per difendersi, ha impugnato una mannaia, le altre hanno risposto con scope e bastoni - Sono denunciate per rissa Quattro donne sono rimaste ferite in una furibonda rissa scoppiata ieri mattina in un caseggiato popolare di via Revello 23. Una aveva cominciato a fare il bucato, privando dell'acqua — così, almeno, sostengono i vicini — gli alloggi dei piani superiori. Un'inquilina ha protestato: è stata la scintilla. Ne è nata una lite che ben presto è degenerata: sono volati pugni e schiaffi, poi si è passati alle bastonate. Una delle litiganti è in condizioni preoccupanti: i medici temono che perderà un occhio. Si chiama Domenica Laguteta, ha 34 anni. E' sposata con Mario Nocera, trentatreenne. Ieri mattina si è messa a fare il bucato verso le nove. Dicono i vicini: « Era già successo altre volte: lasciava scorrere l'acqua per ore e ore come se nella casa esistesse solo lei. Cosi facendo, i rubinetti negli alloggi dei piani superiori restav/ano all'asciutto». Verso le dieci un'altra inquilina, Maria Costa Cassone, di 19 anni, ha raggiunto la porta della Laguteta e ha cominciato a battere furiosamente: «Acqua, acqua!» urlava. Domenica Laguteta si è affacciata: «Si può sapere che cosa vuole lei? Non sono lìbera di fare il bucato?». Dopo un iroso scambio di battute, le due donne sono passate alle mani: hanno afferrato alcune scope dal pianerottolo e si sono avventate l'una contro l'altra. Alle urla sono intervenute altre due inquiline, Clelia echi di cronaca L'udito vi preoccupa? 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Sarebbe stata disarmata dal marito stesso. Poco dopo è intervenuta la polizia. Tutte e quattro sono state accompagnate in ospedale. Domenica Laguteta Nocera è stata trattenuta in osservazione al Maria Vittoria. Ha riportato ferite all'occhio destro (pare abbia alcune scaglie conficcate all'interno), fratture al naso, distacco della prima e della seconda falange di un dito, ferite alle braccia e al petto. La prognosi è di un mese. Meno gravi le altre tre: Clelia Proferio guarirà in ot- Dieci sindaci favorevoli all'autostrada per Oulx Tenue presa di posizione di 10 sindaci dell'alta Valle Susa in merito alla costruzione dell'autostrada RivoliOulx. Hanno approvato un documento in cui si dice tra l'altro: « L'autostrada della valle è il naturale completamento di un'opera di collegamento viario a livello europeo qual è il traforo del Fréjus. Invitiamo perciò la Regione Piemonte, la Provincia, le autorità ed i parlamentari piemontesi, con la Società concessionaria, a promuovere ogni azione al fine di permettere la tempestiva apertura del traforo del Fréjus e la costruzione della relativa autostrada ». to giorni per ferite alla testa e alle braccia; Marina Cassone in 5 per contusioni; Carmela Mastrogiacomo in otto per contusioni alle braccia. Sono state denunciate tutte per rissa. Eletti i delegati al congresso del pli L'assemblea provinciale del partito liberale ha eletto i delegati al Congresso nazionale del pli, che si ter¬ rà a Roma dal 18 al 23 aprile. La maggioranza è andata a «Libertà nuova», la sce alla linea Malagodi-Bignardi. Nel documento presentato viene ribadita la ne- corrente guidata da Brosio, j cessità che « il pli contrasti Alpino, Catella, Rossotto, i con durezza il governo di Bava e Gavazzi, con 20 de- ! centro-sinistra e l'inserimen- legati. « Rinnovamento », cui leaders nazionali sono i torinesi Zanoni' e Altissimo, ha ottenuto G delegati; 4 i rappresentanti di « Riscossa liberale», che fa capo a Lanternio c Sogno. Il gruppo di maggioranza dei liberali torinesi aderi¬ to dei comunisti ». Al termine dell'assemblea sono stati anche eletti i nuovi membri del direttivo provinciale, con risultati uguali. Alla prossima riunione del nuovo direttivo si prevede la riconferma di Vincenti a segretario provinciale. città a partire dal 1945: lino al '54 c'è stata la tase della ricostruzione per sanare le piaghe della guerra • Dal '55 al '70 — secondo Pratesi — Torino, come e più di altre città industriali, ha subito i processi di immigrazione e di inurbamento, con crescita di popolazione troppo rapida, incontrollata e non garantita da interventi paralleli nella predisposizione dei servizi sociali e delle abitazioni. La violenza della domanda di case ha favorito la costruzione "spontanea" In Torino e nella prima cintura: il costo dei terreni è aumentato sempre più velocemente dall'originario valore agricolo, favorendo la speculazione e tacendo salire gli aflitti più in fretta di quanto non salissero in concreto le nuove condizioni di benessere ». Riequilibrio della popolazione, affitti proporzionati ai salari, abitazioni decorose per tutti sono quindi i presupposti irrinunciabili per qualsiasi « nuova » politica urbanistica e sociale. Il meccanismo della speculazione edilizia deve essere interrotto — e i tre esperti concordano su questo punto — mediante la diminuzione del costo del suolo di costruzione (a livelli non troppo lontani dal valore agricolo) e mediante il riconoscimento di un equo profitto all'imprenditore edile, che non sia però legato ai valori speculativi delle aree. Ma quale sarà il « volto nuovo ■> della città? Secondo Todros gli aspetti essenziali dovranno essere: una casa a basso costo per tutti, quindi incentivazione dell'edilizia economica e popolare, e il trasferimento di alcune industrie vecchie, nocive o moleste. - Vogliamo evitare una selezione degli abitanti, mantenere l'equilibrio delle componenti sociali: lasciare nel tessuto urbano le attività produttive piccole e medie più vitali, e trasferire le altre senza scaricarle sulla cintura e senza acuire la congestione del polo esistente ». Una comunità Per l'arch. Deorsola, « Torino deve tornare ad essere una città umana, dove la comunità riprenda il suo vero significato, dove la gente reimpari a riconoscersi, a frequentarsi, dove i bambini e gli anziani trovino il loro giusto " habitat ", dove l'ammalato trovi un letto all'ospedale, dove prevalga la fraternità •. L'arch. Pratesi trasforma i principi enunciati dai colleghi in un esempio. « Consideriamo la zona di Vanchiglia, compresa tra corso Regina Margherita, corso San Maurizio e il Po. Attualmente ha una chiesa e una scuola. La densità della popolazione è elevata, ma è un quartiere piatto, privo di vivacità urbana, di centri di interesse. Praticamente è privo di servizi pubblici. Per trasformarlo si potrebbero abbattere delle costruzioni in punti strategici, dove la gente può conlluire più facilmente, e costruirvi centri di servizi sociali: centri civici (servizi muncipall decentrati), biblioteche, sale di riunioni, centri commerciali eccetera. Oltre naturalmente a una rete diltusa di servizi tipicamente di quartiere: asili nido scuole e verde attrezzato ». Nelle aree più densamente fab- Protesta per i lebbrosi segregati Intervista al Gradenigo con Ildebrando Crespi, che da 10 anni si batte per la causa degli ammalati - In Italia sono 574, trattati come nel Medio Evo - "Se nessuno farà qualcosa li porterò al ristorante con me" bricate (e il discorso si può allargare al centro storico) gli interventi possono spingersi allo svuotamento dei piani-terreni e dei cortili, per creare una sequenza di percorsi pedonali protetti. • Nel borgo Vanchiglia — interviene l'architetto Deorsola — i percorsi pedonali possono raggiungere la lascia lungo il fiume Po, con una riqualificazione delle sponde. In particolare si potrebbe costruire una passerella per pedoni e ciclisti fino al parco Michelotti, ampliando i confini del borgo e facilitando gli scambi fra quartiere e auartiere ». Un discorso di questo genere (demolizioni, svuotamenti, sistemi di centri in comune, eccetera) è veramente realizzabile o non rasenta l'utopia? » L'utopia è la condizione necessaria per operare ed è la pietra di paragone su cui si cimenta la realtà. Al di là della doverosa risposta di lede, non vedo grandi Impedimenti a progetti già largamente sperimentati all'estero con diverse tecniche e con diversi regimi giuridici », afferma l'arch. Pratesi. Anche l'architetto Deorsola è ottimista e pone gran parte della sua fiducia sul vigile e partecipato controllo dei quartieri, organismi che assumeranno un ruolo fondamentale nelle scelte dell'assetto della nuova città. » Tutti I cittadini possono contribuire a questo processo evolutivo, vagliando e verificando le proposte dell'amministrazione e proponendo gli interventi secondo le esigenze del singoli quartieri. Il cittadino in questo modo ha l'Impressione di essere un protagonista attivo, e non passivo, per la crescita del bene comune ». Nuovo equilibrio Todros sottolinea II ruolo di Torino, « non come un grande centro privilegiato rispetto a una cintura-dormitorio, ma come "parte" dell'area metropolitana con un suo equilibrio a livello di servizi e infrastrutture ». La nuova Torino sarà industriale, residenziale o terziarizzata? E' indubbio che occorre trovare una sintesi equilibrata fra le tre destinazioni: lo sviluppo industriale ha raggiunto un evidente grado di saturazione: la residenza può aumentare in modo molto limitato ed ha bisogno soprattutto di interventi di risanamento per le case- malsane e- di abitazioni economiche e popolari: la terziarizzazione, cioè la prevalenza di attività commerciali, direzionali (uffici pubblici e privati) e connesse ai servizi pubblici (istruzione, sanità, trasporti eccetera), è vista come un pretesto per l'espulsione sociale del ceti meno abbienti. In realtà II fattore terziario fa già parte della vita della città, ma anch'esso è cresciuto disordinatamente e a rimorchio dell'espansione urbana. Per ora l'attenzione rimane rivolta al provvedimenti di ■ rimedio », di cui il piano dei servizi è un esemplo. Carla Fontana □ SINO AL 30 MARZO IN OMAGGIO LA SPECIALE ANTENNA SVIZZERA A COLORO CHE CAMBIANO IL VECCHIO TV CHE VALUTIAMO ANCORA SINO A L. 60.000 a scalare sui modelli DELUXE 24" ELETTRONICI SUI TV COLOR DEFALCHIAMO L. 100.000 A COLORI I PROGRAMMI DELLA TV SVIZZERA ! 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E' ricoverato in un ospedale di Torino per una banale caduta. «Le mie conferenze adesso dovranno attendere. Dovrò rimandare anche l'appuntamento con il cardinale Pellegrino che tanto ci ha aiutato. Anche i miei poveri malati dell'ospedale del Cheracala in India dovranno aspettare». Parla steso sul lettino di una camera a pagamento dell'Ospedale Gradenigo. Ha uno sguardo attento, acutissimo. Al collo un grosso crocifisso miniato d'argento: «Un dono di una confraternita di frati canadesi». Spiega: «Da anni giro il mondo. Dall'India al Madagascar, al Vietnam, Etiopia, Brasile. Mi occupo del reinserimento nella società di questi malati — dice con rabbia —. Mi batto per infrangere i pregiudizi su questo morbo, che non è più contagioso di tanti altri, a volte è come combattere con i mulini a vento. Lebbra è un nome tabù. Più fra noi che tra le popolazioni "incivili". In Italia, poi, il morbo di Hansen met¬ te il terrore. Non è cambiato molto dai tempi del Medio Evo. Anche oggi, i malati sono isolati, emarginati e non riescono più a reinserirsi nella società». Ildebrando Crespi, spiega che in Italia i malati di lebbra accertati, secondo i dati del ministero della Sanità, sono 574, ricoverati nei reparti hanseniani dì Genova, Cagliari, Gioia del Colle in Puglia, Messina e Roma. «Sono bambini, coppie giovani, anziani. Vivono come ergastolani. Al di là delle cure specifiche non hanno altra assistenza. Un giovane ad esempio, ha urlato tutta una notte per un ascesso a un dente. I medici si sono rifiutati di entrare per la cura. E' assurdo, continua. Sono venuto anche per questo, per cercare di evitare ia reclusione ai "miei" malati ». Ildebrando Wladimiro Crespi cerca di fare capire in tutti i modi che la lebbra è una malattia curabile, come le altre. «A Cherocunno, nel lebbrosario da me diretto, abbiamo avuto buoni successi con il talidomide. Proprio quello tanto incriminato. Questo medicinale interrompe il procedere del bacillo. Non lo distrugge completamente ma lo immobilizza. In Germania fabbricano talidomide esclusivamente per noi. Ovviamente non si chiama più così ma in un altro modo. Non dico che in Italia si possa arrivare a tanta spregiudicatezza. Ma prendere in considerazione il bacillo di Hansen si può e si deve. E' assolutamente inaccettabile che malati siano co stretti a vivere in una prigio ne bianca perché la gente e gli organi competenti si disinteressano di loro in modo totale. Comunque sono pronto a sfidare le autorità. Se entro il 31 marzo i medici si rifiuteranno ancora di entrare nel reparto hanseniano di Genova, per curare i malati, farò una dimostrazione. Sono già d'accordo con i ricoverati. Li porterò nel migliore ristorante della città a spese mie e poi andremo a dormire al Grand Hotel. Si deve pur comprendere che non sono bestie da fuggire perché pericolose». 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